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Il grande balipedio


Carlo Della Corte
Il grande balipedio
Collana: 60/70
ISBN: 978-88-97950-17-2
Pagine: 160
Mese/anno pubblicazione: gennaio 2014
Prezzo di copertina: 11,90 euro

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IL LIBRO

In un appassionante romanzo, l’orrore della 1° guerra mondiale

Un balipedio, spiega il dizionario, è un “campo sperimentale per il tiro dei cannoni e per altre esercitazioni a fuoco”. Ed è così che il fronte dell’Isonzo, martoriato da una tempesta d’armi d’ogni tipo, appare al giovane tenente Germano Bandiera: un colossale tiro a segno funestato dalla stupidità e dal cinismo degli alti comandi. Letterato benestante e sensibile, combattente contro voglia e istintivamente antieroe, Bandiera si trova a dover guidare il suo plotone di guastatori in una missione tanto inutile quanto impossibile: recuperare tre pesantissime corazze di bronzo abbandonate sul campo di battaglia. Alla cronaca di una realtà fatta di fango e sangue, paura e abbrutimento, il racconto alterna i flussi di pensiero d’un venticinquenne cui l’impronta di un’educazione alto borghese impedisce di comprendere fino in fondo la natura classista “di uno scontro fra torme di contadini spaventati.”
Pubblicato nel 1969 da Mondadori e ripubblicato ora da Endemunde nella collana 60/70, dedicata ai romanzieri italiani di quel ventennio, Il grande balipedio non è solo un duro romanzo di guerra. È anche la metafora di una resa all’insostenibile irrazionalità d’un gioco troppo grande e infernale.
“Mi chiedevo come mi sarei comportato io in una situazione simile” disse Della Corte in un’intervista. “Mi sbalordiva l’idea di poter essere, più che un soldato, un ufficiale, e di dover rispondere delle vite altrui. Una responsabilità terribile. E questo vale per tutte le epoche e a tutte le latitudini...”

L’autore. Carlo della Corte (1930-2000) è stato un romanziere, poeta e giornalista veneziano. Appassionato di fumetti (su cui ha scritto un memorabile saggio) e di fantascienza (con Pulsatilla sexuata,1962, ne ha inaugurato il filone italiano), conquista la notorietà con Di alcune comparse a Venezia (1969), che vince a Zurigo il premio internazionale Veillon. Nel 1977 è finalista al Campiello con Cuor di Padrone. Tra i suoi ultimi romanzi, Il diavolo, suppongo (1990), Vuoto a rendere (1994), Fuoco lento (1966) e Cubanito (2000).