L’utopia europea sta tramontando, soffocata da una ipertrofica burocrazia e dalle folli politiche di austerità volute soprattutto dalla Germania. In Italia, una crescita esponenziale dei soggetti più poveri si accompagna a una disoccupazione ormai ingestibile. Quasi il 40% dei giovani non trova lavoro. Quelli che lavorano sono costretti ad accontentarsi di paghe ignobili.
In una situazione molto meno grave, 50 anni fa prese via il Sessantotto, seguito dalle molte stagioni dell’autunno caldo sindacale e dalle pagine più nere del terrorismo. Oggi, a parte qualche sporadica manifestazione delle categorie sindacalmente più protette, non si muove foglia.

La gente che sta male si lamenta ma abbozza. Come mai? Forse i giovani hanno meno entusiasmo di un tempo per farsi manganellare dalla Polizia. Forse sono troppo delusi. Forse una parte di loro si accontenta di Facebook e di uno spritz ogni tanto. E i meno giovani? Quelli che vengono licenziati a migliaia per via dei tagli al personale e dei processi di automazione? Protestano civilmente, picchettano, vanno in tv. Tirano la cinghia e sperano in qualche miracolo.
Quanto durerà questa situazione? Quanto è ancora lunga la miccia perché esploda? Nel suo ultimo romanzo, Le finestre sul confine, Andrea Garbarino ha immaginato che sul finire di questo decennio, dopo essere uscita dall’euro e tornata alla lira, l’Italia sia investita da una crisi economica e sociale senza precedenti, che porta masse impoverite a scendere in strada, a occupare case ed espropriare negozi. In una Milano messa in ginocchio da un attentato alla metropolitana e paralizzata dalle manifestazioni, la ricca borghesia liquida tutto ciò che possiede, sale sui Suv e fugge all’estero. Ed è in questo scenario che si svolge un noir, tutto giocato tra Milano e il confine con la Svizzera. Dove un avvocato, uomo tutto d’un pezzo, alzando il velo su alcune torbide attività oltrefrontiera, s’imbatte in una serie di inspiegabili omicidi: un professore, un albergatore, una madre irreprensibile e altri a catena…
Anche in questo suo quarto romanzo, Garbarino ci regala momenti d’azione e di potente realismo, cui si intrecciano ironiche pennellate sull’avidità dei più abbienti e pagine di autentico umorismo sugli effetti collaterali dell’età che avanza. Un noir che compone scenari metropolitani tutt’altro che improbabili, presagendo con lucidità il drammatico collasso di un sistema non più sostenibile. E nel quale i confini etici diventano permeabili alle peggiori ambizioni.